Come una pubblicità ha gettato nel panico un paese emiliano

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Ok, il titolo è forse esagerato ma l’esagerazione non è l’essenza stessa del periodo storico che stiamo vivendo? E mi riferisco soprattutto a ciò che accade sul web dove tutto viene ingantito, moltiplicato ed esasperato per poi svanire nel nulla (o essere pesantemente ridimensionato) una volta che si affronta una comunicazione vera e propria, che sia reale o virtuale.

Da cosa nasce questo post quindi? Ieri il tranquillo paese emiliano dove vivo è stato invaso da misteriosi post-it appesi ai citofoni. Io stessa me ne sono accorta uscendo di casa e notando due post-it, uno giallo e uno rosa, appesi al campanello: le porte dei vicini sono leggermente distanti dalle mie quindi non ho potuto immediatamente fare un confronto. I post-it erano questi:

Post it Ricci Casa

Dopo un iniziale smarrimento, dovuto anche al fatto che uno dei nomi del post-it mi è effettivamente familiare, ci metto poco a capire che si tratta di una pubblicità: non perché possieda chissà quali doti intellettive ma perché, nonostante la forma sia quella di un messaggio informale per amici e parenti, la sostanza è quella di una pubblicità a cui siamo (dovremmo essere?) abituati. Proseguendo per le vie del paese, i miei sospetti sono stati confermati vedendo che la maggior parte dei citofoni si erano colorati di giallo e rosa.

Finita qui, direte voi. E invece no: in un mondo in cui tutti si guardano con sospetto e sono pronti a sputare veleno su qualsiasi entità diversa e potenzialmente pericolosa, il bello doveva ancora venire. Conoscerete senza dubbio anche voi i fantastici gruppi Facebook “Sei di [nome paese] anche tu se….”. Gruppi oramai divenuti ricettacolo di accuse, lamentele, critiche, spazi virtuali dove la notizia di una rapina crea più conversazione di un’iniziativa meritevole, gruppi dove le lamentele per la musica alta di un locale sollevano polveroni più di qualsiasi altro evento o lieta circostanza che può avere luogo nel paese stesso. Bene, proprio qui cittadini guardinghi hanno pubblicato la fotografia dei post-it chiedendosi se fossero segnali per i ladri. Vi riporto alcuni commenti che ho letto:

“Ci siamo trovati fuori casa questi post it attaccati alla cassetta della posta. Qualcuno ne sa qualcosa?  Ormai per ogni inezia siamo sul chi va là”

“Io li ho stracciati e trovo che la demenza pubblicitaria ormai non ha più confini. Se dovrò comprare un divano sicuramente andrò ovunque ma non da Ricci Casa (sempre che realmente fosse una sua pubblicità…)”

“Ho appena verificato on line, effettivamente è una squallida trovata pubblicitaria di Ricci Casa… che tristezza”

“Al momento ho pensato: biglietti X furto … staccato subito ..”

“Pensavo di informarmi stamattina xche’ in effetti c’è pieno di ladroni che ne inventano di tutti i colori …”

Dunque queste le reazioni. Ho fatto anche io una breve ricerca, come i miei compaesani, ed effettivamente non solo ho scoperto che si tratta di una reale campagna pubblicitaria di Ricci Casa (negozio di arredamenti con vari punti vendita in Emilia Romagna e Lombardia) ma che è stata riproposta nel corso degli anni. Tracce social su Twitter e Instagram risalgono addirittura al 2014.

Non voglio in questa sede discutere della bontà della campagna di colleghi della comunicazione (soprattutto perché è dal 2014 che va avanti, quindi denunce non ne avranno ricevute!): mi chiedo però il motivo per cui un post-it cartaceo pubblicitario debba essere visto con sospetto mentre migliaia di utenti condividono, senza pensarci troppo, notizie digitali bollate come “bufale”. Qual è il discrimine per far nascere un sospetto?

Greta

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Hello! Sono Greta Cavallari e Sonetto Bit è il mio blog: qui si parla delle mie storie e del mio lavoro nel campo del web content marketing e social media management. Scopri cosa posso fare per te oppure perditi tra immagini e post...d'ispirazione, come piace chiamarli a me!
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3 Commenti

  1. Gianni

    Greta credo che la soluzione al tuo bel quesito sia nel quesito stesso (sic!): tuttavia non mi porrei nei confronti di esso in termini propriamente “cognitivi”, non credo cioè che si possa totalmente parlare di “difficoltà di giudizio/interpetazione”. Credo invece che si possa considerare tale difficoltà più conseguente ad una sensazione di disorientamento che nasce dall’esperienza stessa di “non sapere dove ci si trova”, al cospetto di un nemico che può arrivare da qualsiasi parte e in qualsiasi momento (l`imprevedibilità costituisce al pari del disorientamento una variabile fondamentale).

    Assistiamo pertanto a reazioni scomposte di fuga dal “centro” (la ragione, la verità) proprio perché, come giustamente fai notare tu parlando della società di oggi, il centro non esiste più: appare tutto potenzialmente raggiungibile ma paradossalmente sfuggente (Internet), tutto a portata di mano ma nello stesso tempo inafferrabile, schiumoso.

    Immaginiamoci in uno uno spazio: dov’è la linea immaginaria che separa il buono dal cattivo, la vita dalla morte, la curiosità dal sospetto? Forse qualche decina di anni fa sarebbe stato più facile rispondere…

    Oggi sembra tutto più difficile, e la difficoltà consiste proprio nel sapere discernere: tradotto.. Dove collocarsi? Dove guardare?! E soprattutto: ci può essere la possibilità di discriminare e scorgere il vero se davanti a me presentifico costantemente una presenza (nemica) che copre l`orizzonte stesso (più ampio) della verità?

    Il sentirsi scoperti, non più ” a casa”, con il dubbio che ci possono “invadere” casa, è costitutivo del nostro esserci quotidiano e questo aumenta la sensazione di allarme, la percezione di fragilità e di pericolo. A quel punto vedrò solo il nemico. Del resto, se vivo nella paura il mondo non si darà costantemente alla mia coscienza in termini minacciosi e paurosi?

    Paura che sarà attenuata solo in parte dalle effimere risposte fornite dalle “bufale un tanto al kilo”, che proprio per loro natura sono riduttori di complessità, quindi di lontananza.. nel senso che chi “si ritrova in esse” si sentirà complice e vicino come non mai ad un inaspettato e rassicurante “focolare” (bufale che infatti hanno come unico obiettivo quello di esorcizzare le nostre paure, tenendo al “al loro posto” i fantasmi e i “mostri” del nostro tempo, come l`autismo, la malattia…, ecc.).

    Ecco allora il motivo per cui una brillante trovata pubblicitaria non viene più colta con stupore, ma con fastidio, paura e disorientamento. Mi viene in mente una canzone di Gaber, da titolo “La Paura”:

    “(…) Siamo a dieci metri. Le mani stringono al petto… un grosso mazzo di fiori, un mazzo di fiori? Chi crede di fregare? Una pistola, un coltello, nascosto in mezzo ai tulipani, come sono furbe le forze del male.
    Eccolo, è a cinque metri, è finita, quattro tre due un…
    Ahhhh, niente, era soltanto, un uomo.”

    Con la differenza che un tempo, sia Gaber che Don Abbondio nell`episodio dei Bravi ne “I Promessi Sposi” trovavano il coraggio e andavano incontro al pericolo, mentre ora le paure si condividono su Facebook in attesa di un mi piace che me le confermi e me le “rifletta”. Me le rifletta al posto mio.

    1. Greta

      Ciao Gianni. Interessante la tua visione psico-sociologica che mostra quanto successo sotto una luce diversa da quella della comunicazione: ma credo che le due discipline siano estremamente collegate!

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